Unione Europea contro Microsoft: la lite infinita

19 03 2009

La storia dei difficili rapporti tra l’Unione Europea e la Microsoft è di vecchissima data: l’autorità antitrust continentale, infatti, ha nel mirino i sistemi operativi dell’azienda di Redmond già dal 2000. Allora i motivi del contendere erano essenzialmente due: l’inclusione, nelle diverse versioni di Windows via via succedutesi, del Windows Media Player e la scarsa trasparenza di Microsoft, che non avrebbe fornito ai concorrenti del settore dei server di fascia bassa sufficienti informazioni per garantire una concorrenza equa. In altri termini, Microsoft non avrebbe fornito agli altri produttori tutte le informazioni necessarie a far funzionare correttamente i propri software su macchine dotate dei sistemi operativi Windows server. Negli anni a queste querelle si è aggiunta anche quella relativa a Internet Explorer: il browser, infatti, è integrato nel sistema operativo, esattamente come il Media Player, e questo, secondo il concorrenti di Microsoft e l’autorità per la concorrenza dell’Unione Europea, è lesivo dei diritti delle altre aziende che producono software di navigazione sul web.

La questione è andata avanti per anni e l’Unione Europea ha irrogato a Microsoft multe miliardarie; l’azienda si è difesa, ha proposto compromessi, è stata monitorata costantemente dalle autorità antitrust europee, ha tentato di blandirle, ha fornito risposte ritenute insufficienti, ma il rapporto non è mai uscito dai confini della conflittualità.
Una sorta di riassunto delle puntate precedenti lo possiamo trovare in un articolo, a firma Andrea Franceschi, apparso sul blog de Il sole – 24 ore quasi due anni fa:

Che tra il commissario europeo alla concorrenza Neelie Kroes e Microsoft non corresse buon sangue è cosa nota: negli ultimi quattro anni ha inflitto al colosso di Redmond sanzioni per circa 1,68 miliardi di euro. Con la sua ultima uscita in favore del «software libero» poi, la responsabile Ue ha tolto ogni dubbio. «So riconoscere una scelta imprenditoriale intelligente e preferire programmi open source è una di queste» ha detto Neelie Kroes in una conferenza stampa di Bruxelles. «Nessuna azienda o cittadino dovrebbe essere costretto ad adottare una tecnologia chiusa» ha proseguito.
La Kroes ha citato direttamente il comune di Monaco, che da settembre ha adottato il sistema operativo Linux al posto di Windows e il suo paese, l’Olanda, dove Governo e Parlamento si sono impegnati ad utilizzare software libero. «Le istituzioni comunitarie hanno molto da imparare da questi esempi. Il problema dell’interoperabilità è molto importante. Per affrontarlo nel migliore dei modi, è meglio evitare di affidarsi ad unico committente. Ciò significa compromettere il controllo totale sulle informazioni» ha puntualizzato.
Nel suo discorso, il commissario ha evitato di parlare apertamente di Microsoft, il primo produttore di software al mondo, ma il riferimento all’azienda guidata da Steve Balmer è risultato evidente. «Prima d’ora non c’è mai stata, nella storia del commissariato, un’azienda che è stata condannata per due volte consecutive in un caso di concorrenza» ha detto sottolineando il rischio che corre Microsoft.
Ed è proprio sulla scarsa interoperabilità dei programmi del colosso di Redmond, che si sono registrati gli scontri più duri tra Unione europea e l’azienda. Microsoft è già stata sanzionata per abuso di posizione dominante nel mercato dei media software (Windows media player) ed è stata bacchettata anche perché i suoi sistemi operativi hanno dei limiti a comunicare con i server. Nei mesi scorsi poi, la Kroes ha aperto altre due inchieste su Internet Explorer e sulla suite Office. L’accusa è sempre la stessa: essere poco compatibile con altri programmi e quindi costringere privati e aziende ad acquistare solo prodotti della stessa famiglia violando in tal modo la normativa antitrust dell’Unione europea. Microsoft, che lo scorso 21 febbraio si è formalmente impegnata a migliorare l’interoperabilità dei suoi programmi con quelli dei suoi rivali, non ha commentato le parole del commissario Kroes.

Qual è oggi lo stato dell’arte? Conflittuale, ovviamente. Adesso, però, al centro del mirino non sta più Media Player, o la scarsa trasparenza del sistema operativo che non consente a prodotti concorrenti di funzionare al meglio adesso c’è, come abbiamo già visto, Internet Explorer, come riporta Laura Benedetti su Notebook Italia:

La notizia è stata comunicata dal portavoce dell’azienda di Redmond, in una nota ufficiale per la stampa. L’Unione Europea, nello specifico, accusa Microsoft di concorrenza sleale per aver impedito ad altri browser, suoi rivali, di poter essere integrati in sistemi operativi Windows. La “dichiarazione di obiezioni” della UE è stata quindi diffusa in queste ore da Microsoft, il quale riferisce che le procedure di AntiTrust applicate in America dal 2002, non hanno regolamentato il rapporto tra i software Windows ed Explorer.

L’azienda di Redmond sta studiando il caso, per rispondere formalmente nei prossimi due mesi, pur escludendo un’audizione formale. Ricordiamo che non è la prima volta che Microsoft è costretta a chiarire la sua posizione, in quanto accusata di concorrenza sleale.

Nuovi attori appaiono sulla scena, pronti a dar manforte all’antitrust europea; così Mozilla, la casa madre di Firefox, si schiera contro Microsoft; Luca Annunziata riporta, su Punto Informatico, le dichiarazioni del presidente dell’azienda del panda rosso:

Mitchell Baker, presidente ed ex-CEO di Mozilla, sul suo blog era stata adamantina: “Nella mia testa, non c’è assolutamente alcun dubbio che le affermazioni (della Commissione europea, ndr) siano corrette. Neppure il più piccolo dubbio. Ho partecipato alla creazione e distribuzione di browser web continuamente sin da prima che Microsoft iniziasse lo sviluppo di IE, e i danni causati da Microsoft alla competizione, all’innovazione e alla rapidità di sviluppo del web stesso sono allo stesso tempo evidenti e ancora in corso”.
Ci sono volute parecchie settimane perché Mozilla si pronunciasse, ma quando è arrivato il momento non l’ha certo mandata a dire. E mentre Baker annunciava la sua intenzione di offrirsi alla UE in qualità di consulente per dirimere la questione, ecco che poco più di 48 ore dopo arriva una conferma da Bruxelles: Mozilla è stata ammessa, in qualità di casa madre di Firefox, al dibattimento sull’indagine in corso in merito alle politiche adottate da Microsoft a proposito della distribuzione del suo Internet Explorer. Un’azione iniziata in seguito alla denuncia presentata dalla scandinava Opera, azienda creatrice del browser omonimo.

Mozilla Foundation non è il solo alleato dell’Unione Europea: anche Google, infatti, ha preso apertamente posizione, lamentando il fatto che Microsoft sfrutti la sua posizione dominante nel settore dei sistemi operativi desktop per trarre illeciti vantaggi, imponendo, di fatto, la scelta di Internet Explorer come browser, come scrive Cristiano Ghidotti su OneWindows:

Anche Google fa il suo ingresso nel procedimento legale che vede Microsoft imputata e costretta a chiarire, entro pochi giorni, la propria posizione di dominio in quella che è possibile definire, senza timore di esagerazioni, la “guerra dei browser“.

L’azienda di Redmond, che dovrà presentare la propria documentazione all’Unione Europea per motivare il perché dell’inclusione di una copia di Internet Explorer con tutti i sistemi operativi distribuiti, è accusata di non permettere ai consumatori la libera scelta del software da utilizzare nella navigazione su Web.

Tutto nacque da una denuncia da parte di Opera risalente al 2007. Il risultato potrebbe essere la decisione di costringere Microsoft a permettere agli acquirenti e alle case produttrici quale browser includere nei propri prodotti.

Forse, però, dietro la decisione di Google, che si affianca a Opera (che presentò la denuncia nel 2007, ad Apple, in veste di produttore del browser Safari) e a Mozilla, ci sarebbero anche altri motivi; un’interpretazione in tal senso la dà Francesco su ItaliaSw:

La reazione di Google può definirsi chiaramente come un tentativo di dare maggiore visibilità a Chrome che si attesta ancora come il 4° Browser, la risposta di Google è anche una scelta dettata dai numerosi “inserimenti” di Microsoft quando concludeva delle acquisizioni. Tutti ricorderanno quanto si è battuta Microsoft contro il DEAL Yahoo – Google ai soli U.S, Microsoft si è resa partecipe anche di numerose obiezioni quando Google concludeva l’acquisizione di Doubleclick. Se Google si muove con l’Unione Europea non ha però le spalle sufficientemente coperte, detiene il 60% di share nelle ricerche nei Stati Uniti mentre lo share nelle ricerche in Europa sale al 70% allineandosi a quello che detiene Internet Explorer nei Web Browser.

Cosa rischia Microsoft? Sanzioni miliardarie. Ecco cosa scrive Gianluca Salina su Blog!:

Il gigante del software ha annunciato che risponderà all’Unione Europea entro due mesi, memore forse che tempi ben più dilatati avevano permesso all’organo che ha sede a Strasburgo di comminargli sanzioni che ammontano finora all’incredibile cifra di 1 miliardo e 700 milioni di €, gran parte dei quali raccolti con due differenti multe, la prima di 497 e la seconda di 899 milioni di €.

Per Microsoft l’alternativa è dunque agevolare secondo le normative vigenti la concorrenza, oppure continuare ad essere una delle maggiori fonti di introito per l’UE; c’è da pensare che, visto il comportamento tenuto finora, gli convenga questa seconda ipotesi.

Arturo Di Corinto, sul suo blog, riporta la notizia della discesa in campo anche di Free Software Foundation Europe, il braccio europeo della fondazione per la promozione e lo sviluppo del software libero:

Free Software Foundation Europe annuncia oggi che supporterà l’indagine antitrust della Commissione Europea contro Microsoft e a questo fine ha richiesto formalmente di essere ammessa come terza parte interessata.

L’indagine è partita il 16 gennaio quando il DG alla Concorrenza della Commissione Europea ha comunicato di aver rilasciato una dichiarazione di opposizione in riferimento al mancato rispetto degli standard web da parte di Microsoft e all’unione di Internet Explorer (IE) con la famiglia di prodotti del sistema operativo Windows. L’azione è basata su un reclamo, che FSFE ha sostenuto pubblicamente nel 2007, presentato da Opera, un’azienda europea impegnata nello sviluppo di browser web.

FSFE ritiene inaccettabile il comportamento anti-concorrenziale, sia che si esplichi nell’ “unione” di prodotti, o nell’aggiramento degli standard e dell’equo accesso. FSFE cercherà di sostenere tutti i processi che garantiscono la concorrenza e favoriscono l’innovazione.

FSFE promuove la libertà di scelta e protegge gli Standard Aperti. Questo significa anche impegnarsi contro il mancato rispetto degli standard per mezzo di estensioni proprietarie che segmentano Internet in modo illegale. FSFE è favorevole alla partecipazione di qualsiasi azienda al mercato dei browser, incluse quelle che ottimizzano i loro prodotti per funzionare al meglio su piattaforme specifiche.

Ma nessuna azienda dovrebbe essere nella posizione di dettare come Internet si svilupperà usando il dominio su una piattaforma per erodere gli standard attraverso il controllo dei server e dei client.

Il Presidente di FSFE Georg Greve commenta: “La legge antitrust deve intervenire quando si verifica un costante ed enorme abuso di una posizione dominante che sta danneggiando la concorrenza in altri settori. Nel caso specifico, Microsoft ha prima usato il monopolio sulla piattaforma per creare un’artificiale ubiquità per Internet Explorer, e poi ha modificato gli standard col duplice obiettivo di distorcere la compatibilità e la concorrenza.”

“Le decisioni progettuali di dare a IE una migliore integrazione rispetto ai browser alternativi e di cambiare gli standard web in modi non documentati non erano giustificate da esigenze tecnologiche. Le conseguenze che hanno reso necessario l’intervento della Commissione Europea erano programmate, non involontarie”, conclude Greve.

“Le dichiarazioni di Microsoft di essere a favore della concorrenza e dell’interoperabilità devono essere seguite da atti concreti di buona volontà,” afferma l’Avv. Carlo Piana, consulente di FSFE. “Finora ne abbiamo vista poca: recenti azioni contro il Software Libero ne sono una prova eloquente. Non ci stancheremo di chiedere che una vera concorrenza venga ristabilita e che tutti gli attori siano trattati ugualmente.”

Di segno contrario è l’annuncio che l’Unione europea ha deciso di allentare il costante monitoraggio che aveva stabilito per Microsoft. La notizia è data, tra gli altri, anche da Mediiv su Cronaca 24:

La Commissione europea ha deciso di porre fine alla sorveglianza a tempo pieno di Microsoft, rinunciando al fiduciario che era stato nominato nel 2005 per vigilare sul rispetto della decisione Antitrust imposta nel 2004 all’azienda di Redmond. Lo riferisce un comunicato, spiegando che d’ora in poi Bruxelles sorveglierà Microsoft avvalendosi dei servizi di consulenti tecnici da chiamare di volta in quando. Alla luce dei mutamenti nel comportamento di Microsoft – si legge nella nota -, delle maggiori opportunità per terzi di esercitare i loro diritti ricorrendo direttamente ai Tribunali nazionali e dell’esperienza acquisita dall’adozione della decisione del 2004, la Commissione non necessita piu di un fiduciario di sorveglianza a tempo pieno per valutare l’ottemperanza di Microsoft. In futuro, la Commissione intende avvalersi dell’assistenza ad hoc di consulenti tecnici.
Il meccanismo del fiduciario, affidato al professor Neil Barrett e pagato dalla stessa Microsoft, era stato deciso il 28 luglio 2005. La decisione era stata presa dopo un lungo contenzioso tra la Commissione e il colosso informatico apertasi con la multa da 497 milioni di euro imposta nel 2004 per abuso di posizione dominante, confermata anche dalla Corte Ue. Successivamente l’esecutivo comunitario aveva lamentato un’insufficiente ottemperanza da parte della societa americana e aveva per questo decretato il costante monitoraggio.

Il dibattito su Internet Explorer inizierà il dodici marzo.

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